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Radiografia della violenza in Venezuela

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La costruzione mediatica sul Venezuela ha portato gran parte del continente a pensare che nel paese esista una dittatura. Come è stato possibile?

di Marco Teruggi – ciudadccs.info

La strategia della destra ha tre livelli. Il primo è la mobilitazione, con deputati in prima linea, bandiere del Venezuela, invenzioni come l’uomo nudo sul mezzo blindato, persone che esercitano il proprio «diritto alla protesta». L’obiettivo è mostrare massività, costruire l’idea di «un popolo contro il regime». DI solito si verifica tra le 11 am e le 3 pm. 

Quanti sono davvero? Dal culmine dei 15 mila, si scende a poche migliaia, a seconda della data e del logorio. Per saperlo bisogna osservare lo foto in rete: se predominano i volti e piani chiusi, allora erano in pochi, se l’angolo delle camere viene aperto sulla mobilitazione, allora posso raggiungere anche le 15 mila persone. Si potrebbe anche andare a verificare sul campo, con i rischi che questo implica: varie persone sospettate di essere chaviste sono state colpite e linciate.

Il secondo livello è quello dello scontro, presentato come repressione. Qui entrano in gioco i gruppi d'assalto: incappucciati, con scudi - come nelle scene di film medievali - bombe molotov, cavi d’acciaio stesi da un capo all’altro della strada. olio che brucia sull’asfalto, armi artigianali e pistole. Agiscono organizzati in cellule, sono generalmente giovani, preparati, finanziarie talvolta improvvisano.

L’attivazione di questa fase avviene quando la mobilitazione incontra i cordoni della polizia che impediscono il passaggio verso il centro politico di Caracas, generalmente verso le 2 del pomeriggio. Alcuni deputati segnalano asfissia a causa dei gas lacrimogeni. Quando la mobilitazione si scioglie, questi gruppi restano concentrati in un punto centrale - come l’autostrada Francisco Fajardo a Caracas - oppure si disperdono in vari punti della città, a seconda di come è stata pianificata la giornata. 

Questi due primi livelli diventano notizie, immagini, storie per i social network e i grandi mezzi di comunicazione del mondo che costruiscono giorno dopo giorno la matrice d’opinione contro il Venezuela. La mobilitazione viene gonfiata nella quantità - ‘moltitudini’, ‘il popolo’ - mentre i gruppi d’assalto, anche quando la loro violenza è evidente, sono presentati come giovani che vengono «repressi brutalmente dalla dittatura di Maduro». 

Il terzo livello della strategia è quello delle ombre, che dev’essere studiato con maggiore attenzione. A volte opera all’interno del primo, anche se inizia quasi sempre a partire dal secondo, e prende tutta la sua forza, di solito, nel tardo pomeriggio o direttamente nella notte. Quando accade all’interno del primo e/o secondo livello di traduce direttamente nella distruzione di strutture e istituzioni pubbliche, in feriti e morti, che possono essere poliziotti, membri dei gruppi d’assalto, o persone che si trovavano nei pressi delle zone interessate dagli scontri. 

La destra accusa automaticamente il governo di essere responsabile dei fatti, sia delle distruzioni che delle morti: qui entra in gioco l’argomento «collettivi». Le indagini mostrano conclusioni molto diverse dalle versioni diffuse: dei 39 morti dal 6 di aprile, solo 4 sono caduti a causa delle forze di sicurezza - 18 agenti sono detenuti a tal proposito - mentre le ulteriori morti sono state causate da saccheggi (13), colpi di arma da fuoco (4), barricate (6), oggetti contundenti (1), ancora non definite (11). Questi 11 casi, secondo le indagini in corso, riguardano assassinii avvenuti all’interno delle manifestazioni stesse.

Come nei casi di Armando Cañizales e Juan Pablo Pernalete, entrambi colpiti da fuoco amico.

Gli autori dei crimini possono far parte dei gruppi d’assalto, oppure persone che spinte dagli appelli all’odio, la violenza e la vendetta contro il chavismo, decidono di operare per conto proprio. Come nel caso di chi ha gettato una bottiglia d’acqua congelata su un gruppo chavista, uccidendo una persona di passaggio. 

Il terzo livello. La sua pericolosità risiede nell’anonimato. Si dispiega con forza quando le mobilitazioni vengono disperse e le matrici di comunicazione già costruite. L’ultimo caso paradigmatico ha avuto luogo la settimana scorsa nello Stato Carabobo. Dove si sono registrate distruzioni a locali e istituzioni pubbliche, barricate, assaliti a case di chavisti. Il risultato: 5 morti, negozi chiusi, strade desolate,  odio / paura / rabbia / panico tra la popolazione. 

In questo caso si è trattato di una dimostrazione di violenza simultanea in più di undici punti della città , non solamente nelle zone delle classi medio-alte, come di solito accade nei territori governati dalla destra, ma che ha coinvolto le zone popolari di Valencia, dove è maggioritario il chavismo. Lo stesso è accaduto a El Valle, zona popolare di Caracas, alcuni giorni prima - con un saldo di 11 morti, tra i quali i folgorati - e precedentemente a Barquisimiento, nella Città Socialista Alí Primera, dove è stato assassinato un ragazzino di 14 anni. 

Questa è una delle modalità del terzo livello. Un altro è l’attacco alla popolazione come accade, per esempio, nelle zone di frontiera come Tachira. Qui circolano messaggi WhatsApp come questo: «Motaix, taxi, autobus, minibus, che oggi lavorano, andranno incontro a conseguenze. Al negozio che apre lanceremo granate, autobus e minibus che vedremo lavorare saranno bruciati con i passeggeri a bordo. Vogliamo il popolo in strada a sostenere i giovani che stanno lottando per un paese libero». Fino a oggi sono stati bruciati 7 autobus. È un tentativo di controllo del territorio attraverso gruppi armati, che vengono presentati come manifestanti pacifici. 

Una forma ulteriore del terzo livello è l’assassinio selettivo di chavisti. L’ultimo caso è avvenuto ad Anzoátegui la scorsa settimana, dove due dirigenti studenteschi sono stati assassinati al termine di un’assemblea: sono stati ascoltati, secondo quanto riferito da un giornale locale, 23 spari. Quanti quadri intermedi del chavismo sono stati uccisi alla data attuale? Non esiste un numero certo. 

La costruzione mediatica sul Venezuela è rappresentata dal primo e dal secondo livello, presentati in maniera falsa. Il risultato è efficace: gran parte del continente pensa che esista un «governo autoritario o una dittatura che reprime il popolo». Un’idea permeata nel senso comune di molti, inclusi settori dell’intellighenzia che si definiscono di sinistra. È l’operazione di superficie, di massa. Il terzo livello, sotterraneo, lontano dalle telecamere, vuole condurre il paese alla guerra civile. Fino a dove vogliono portare questo livello? Nella risposta, si gioca la possibilità che lo scenario si acuisca fino al punto di non ritorno, oppure si torni alla via democratica attraverso l’Assemblea Nazionale Costituente convocata da Nicolás Maduro.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde) 

Fonte: http://ciudadccs.info/

Notizia del: 16/05/2017

Da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-radiografia_della_violenza_in_venezuela/5694_20148/

 
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