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All’ambasciata venezuelana in Svizzera si difende la verità. Delegazione comunista in visita

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Pubblicato il 17 maggio 2017

Si è tenuta nelle scorse settimane presso l’ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Svizzera una conferenza moderata dall’ambasciatore César Méndez González finalizzata a fare il punto della situazione nel paese latinoamericano. Prendendo spunto dalla piccola mostra dedicata ai 15 anni del golpe fallito contro Hugo Chavez del 11-13 aprile 2002, l’ambasciatore ha evidenziato come in realtà il golpe non si è mai concluso, e che vi è una continuità storica con tale evento.

Attualmente quello che vive il Venezuela è una guerra su più fronti. Il primo fronte è quello mediatico, nel quale vi è un conflitto brutale dentro e fuori dal paese, manifesto nella narrazione deformante delle vicende relative alla Repubblica Bolivariana veicolata dai grandi media. A tal proposito, l’ambasciatore ha più volte invitato le associazioni, i movimenti, e i partiti amici della Rivoluzione Bolivariana a raccontare la realtà e a denunciare l’attuale situazione tramite comunicati, articoli, e le reti sociali. Questo, tra gli altri, è stato uno degli obiettivi centrali dell’incontro.

Il secondo fronte è quello economico. La carenza di prodotti e di alimenti non è dovuta ad una reale mancanza degli stessi, bensì al fatto che i commercianti tengono nascosti in magazzino gli articoli speculando sui rialzi dei prezzi. Méndez ha ricordato come a volte capita che determinati prodotti, dati per esauriti, ricompaiano magicamente sugli scaffali in un secondo momento. Inoltre ha denunciato le manipolazioni orchestrate dalle grandi ditte nazionali.

Il terzo fronte è quello diplomatico, sempre più complicato. Si fa presente, ad esempio, come l’Organizzazione degli Stati Americani, tramite una riunione straordinaria non rispettante gli statuti della stessa, sia diventato un forum sostenitore d’una prassi anti-venezuelana, dato che la maggioranza dei paesi membri è disposta ad escludere il Venezuela dalla stessa, accusando il paese latinoamericano di non essere più democratico. Il secondo aspetto considerato sono le mosse degli Stati Uniti. Questi minacciano infatti ripercussioni contro coloro che decidono e decideranno di appoggiare la Repubblica Bolivariana, con l’intento di accerchiare la stessa. In aggiunta, cosa ancora più preoccupante, si è evidenziato come oggi il Venezuela sia accerchiato da basi militari americane. In particolare si sono citate le mobilitazioni sul confine con la Colombia e la collaborazione tra quest’ultima e la NATO. Méndez non ha escluso la possibilità di azioni unilaterali da parte degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela, come già accaduto in passato.

In sintesi, per l’ambasciatore, siccome l’opposizione golpista non è riuscita fino ad oggi a sovvertire la rivoluzione bolivariana, la stessa di questi tempi sta supportando e architettando una brutale crisi, tale da giustificare un intervento esterno, anche con le armi, contro il Venezuela.

Il Partito Comunista svizzero, unica formazione politica ufficialmente partecipante all’evento, ha fatto presente la massima solidarietà al popolo venezuelano, impegnato a lottare contro una feroce crisi interna e le sempre maggiori pressioni esterne; e ha inoltre dato disponibilità a collaborare ad azioni comuni con associazioni di solidarietà verso l’America Latina.

Da: http://www.sinistra.ch/?p=6558

 
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