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E se la soluzione per la Spagna fosse.... quella di Maduro per il Venezuela?

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Intervista di ComINFO a Xavier García, Segretario generale della Unión de Juventudes Comunistas de España: "È per questo che proponiamo l’apertura di un Processo Costituente"

Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questa bella intervista realizzata da ComINFO, portale nazionale della FGCI, a Xavier García, Segretario generale della Unión de Juventudes Comunistas de España – organizzazione giovanile del Partito Comunista di Spagna (PCE) – sugli ultimi fatti in Catalogna, sull’analisi e la proposta dei comunisti spagnoli.

Qual’è la valutazione della UJCE a proposito degli ultimi eventi accaduti in Catalogna e qual è la proposta comunista per aprire una fase nuova nella vita della Spagna?

Come Gioventù Comunista, siamo particolarmente preoccupati per gli eventi che hanno avuto luogo nelle ultime settimane in Catalogna. Dal 20 settembre, con l’arresto di 14 funzionari di alto rango del governo catalano, il divieto di propaganda, l’ingresso della polizia nei mezzi di comunicazione e nelle stamperie per requisire le schede elettorali, ma soprattutto con la brutale repressione del 1 ° ottobre che ha provocato più di 800 feriti, il governo ha scelto la repressione come metodo per affrontare il conflitto catalano. I comunisti sanno che lo Stato non è un’entità neutrale, ma ha un carattere di classe e quindi non esita a utilizzare l’intera macchina repressiva quando necessario. Nonostante ciò, è un po ‘sorprendente vedere una repressione talmente forte contro persone che resistono pacificamente, persone anziane, famiglie, ecc.

Per la Gioventù Comunista, il cosiddetto “Regime del ‘78” è esaurito e non ha nulla da offrire ai giovani e ai lavoratori. È per questo che proponiamo l’apertura di un Processo Costituente in forma di una Repubblica che risolva il problema territoriale che la Costituzione del 1978 non è in grado di risolvere. Stiamo scommettendo su un modello federale in cui esista il diritto di autodeterminazione che si basi sulla libera unione delle nazioni e dei popoli che costituiscono lo Stato spagnolo e non sia una falsa unione prodotta dalla coercizione. L’80% della popolazione catalana chiede di votare in un referendum e i comunisti sostengono questa richiesta democratica, nonostante il fatto che in quella consultazione noi difendiamo l’opzione contraria all’indipendenza. Ma tutto questo per i lavoratori è insufficiente. Per questo motivo vogliamo che questo processo costituente risponda alle richieste che abbiamo invocato in piazza per tutti questi anni dall’inizio della crisi: miglioramenti nelle condizioni di lavoro, difesa dei servizi pubblici, l’abitare come diritto effettivo, ecc. Inoltre, una volta aperto questo processo, dovremo affrontare il dibattito sulla necessità di recuperare tutte le aziende che sono state privatizzate negli ultimi decenni e di come porre i settori strategici, come l’elettricità o le telecomunicazioni, a servizio della società nel suo complesso. Naturalmente, tutte queste misure, che non sono ancora proprie del socialismo ma che ne aprono la strada, sono incompatibili con l’adesione della Spagna all’Unione europea e all’euro.

Nella vostra analisi che tipo di legame esiste tra l’Unione europea e quanto sta accadendo in Catalogna?
La Spagna, pur non occupando un posto principale di comando come la Germania o la Francia, è ancora un Paese che ha rilevanza all’interno dell’Unione europea. In questo senso, il governo catalano ha cercato di stabilire contatti per riconoscere una futura Catalogna indipendente e la risposta delle diverse organizzazioni e Paesi membri è sempre stata quella di non interferenza negli affari interni della Spagna.

È paradossale che coloro che chiedono la sovranità per diventare indipendenti dalla Spagna vogliano ansiosamente continuare a stare nell’UE, uno spazio dove la sovranità economica e politica è totalmente limitata da ciò che è dettato da organismi non eletti democraticamente. Ma questo non dovrebbe sorprenderci, considerando che non è la classe operaia che conduce il movimento dell’indipendenza, se non strati della piccola e media borghesia. Infine, a seguito della brutale repressione scatenata il 1 ° ottobre, l’Unione europea è stata chiamata a condannare l’azione della polizia e mediare il conflitto, come se ci fosse da aspettarsi un carattere umanitario da questo organismo. Ovviamente, non ha criticato il governo spagnolo, ma non ci si può aspettare di più da un’organizzazione a cui non importa che migliaia di persone muoiono nel Mediterraneo cercando di entrare nel continente o che riporta i rifugiati in un Paese come la Turchia.

Che tipo di partecipazione alle mobilitazioni sta organizzando la UJCE per rafforzare le proprie ragioni? Con quali parole d’ordine la gioventù comunista spagnola partecipa alle mobilitazioni contro la repressione?

Il 1 ° ottobre sono state organizzate manifestazioni in più di 40 città, dove l’UJCE è presente ed è stata parte organizzatrice di molte di esse. Durante tutta questa settimana ci sono state più chiamate alla mobilitazione, in cui siamo stati insieme al Partito Comunista (PCE) e ad altre organizzazioni sociali. Il nostro obiettivo è soprattutto quello di costruire un movimento, il più ampio possibile, che respinga la brutale repressione esercitata dallo Stato e difenda i diritti civili che tanto costò alla classe operaia conquistare. D’altra parte, è necessario difendere il diritto all’autodeterminazione, che è il diritto che viene impedito in Catalogna, e che provoca l’attuale conflitto. Infine, crediamo che non possiamo avere solo una posizione reattiva, ma dobbiamo approfittare della crisi del regime, che è ora ancora più pronunciata in termini di esaurimento del modello territoriale per aprire un processo costituzionale per portare la Repubblica in Spagna. Non sarà una cosa facile, perché il governo sta approfittando di questa situazione per alimentare un sentimento nazionalista spagnolo di carattere reazionario che ha un notevole sostegno popolare, dimostrato dalle manifestazioni che si sono svolte in questi giorni per l’unità di Spagna, che hanno contato sulla partecipazione dell’estrema destra, con piena connivenza dalle autorità. Di fronte a questo, noi comunisti proponiamo di appropriarci delle strade, manifestare in massa per condannare la repressione ed in difesa dei diritti civili e, da questa posizione di forza, aprire il dibattito sulla necessità di un Processo Costituente che dia risposta al problema territoriale ma anche ma anche alle istanze che sono proprie alla maggioranza della società, che è la classe lavoratrice.

Intervista a cura della redazione di ComINFO

Notizia del: 09/10/2017

Da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-e_se_la_soluzione_per_la_spagna_fosse_quella_di_maduro_per_il_venezuela/82_21723/

 
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