Template Joomla scaricato da Joomlashow

Home Società Storia Una visita a Bolívar insieme a Martí

Una visita a Bolívar insieme a Martí

PDF
Stampa
E-mail

Il 28 gennaio, quando Cuba celebrava i 165 anni fecondi dell’Eroe Nazionale, in Venezuela, giovani dei due paesi hanno percorso la rotta seguita un giorno dal Maestro.

Autore: Enrique Milanés León | Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. 5 febbraio 2018

Il presidente venezuelano, Hugo Chávez, è stato un profondo seguace del pensiero martiano Photo: Ahmed Velázquez

Caracas.– Rompendo la mattinata, nel porto di La Guaira, due bandiere si abbracciano in una rappresentazione, mentre la statua viva di un uomo chiede: «Come posso vedere Bolívar?» Sono le insegne nazionali di Cuba e del Venezuela, che danzano, ondeggiano, conquistano le anime… sino a fondere le loro frange al commiato di colui che, frettoloso, prende la diligenza delle tre per l’antico Cammino degli Spagnoli, per parlare da solo con  il Bolívar di bronzo che da Caracas continua a guidare l’America.

Un centinaio di giovani venezuelani e di collaboratori cubani della salute e dello sport hanno ripetuto l’aspro tragitto che fece Martì, superando salite per vedere El Libertador.

Salutandoli, Jorge Luis García Carneiro, governatore dello stato di Vargas, parla della prole feconda dell’Eroe di Dos Ríos: «Sono venuti nei nostri quartieri poveri, hanno sopportato le penalità del nostro popolo e non ci hanno abbandonato».

Cubani e venezuelani lo applaudono assieme a Rogelio Polanco Fuentes, il nostro ambasciatore a Caracas, che ha ringraziato per la devozione al nostro Apostolo ed ha commentato che gli attuali cooperanti hanno seguito nel servizio al Venezuela la rotta di Martí.

Poi è cominciata la salita. Il Cammino degli Spagnoli che copre 16 chilometri, oggi si chiama Cammino dei Liberatori e sicuramente il cubano del mondo ha a che vedere con questo, ma ci sono altri passaggi: Manuelita Sáenz si fermò un paio di volte nella taverna La Venta, e lo stesso Bolívar sfidò le salite in modo che l’evocazione martiana si potesse iniziare in piena traversata.
Nel gruppo ci sono molti adolescenti… la loro vivacità rompe il silenzio della montagna : «Qui c’è la gioventù del PSUV, questa è …», dicono una e un’altra volta, ma a volte l’altezza ruba il canto e vanno avanti soffocati ma allegri,  però hanno esempi per continuare: Gladys Requena, rispettata membro dell’Assemblea Nazionale Costituente, li accompagna nel primo tratto e sembra non stancarsi : «Nessuno si stanca in questa lotta a morte, per la Rivoluzione, con Chávez e Maduro nel mio cuore», canta sollevando un coro.

Il percorso della Rotta si ripete dopo quattro anni. Camminando uno si chiede quali pietre tra queste che calpesta, furono quelle che vide Martí il 21 gennaio dopo il suo arrivo a La Guaira sulla nave Felicia, proveniente da Puerto Cabello, e quali alberi videro lui.

Uno deve estasiarsi con il mare azzurro pallido laggiù di sotto, molto lontano, che senza dubbio inondò le puplle del poeta.

Uno deve dirsi che nonostante i crampi alle gambe e altri problemi deve vedere Bolivar e chiedergli sussurrando cosa gli disse quel figlio de L’Avana in un tramonto indimenticabile.
Si suda, si fatica, si sviene, con un spavento, ma non così grande e ogni certo tempo appaiono sotto i piedi per risollevare gli animi, tratti di sottili lamine di pietra interrate verticalmente, che marcarono un sentiero fatto partendo dalle rotte dei popoli originali, con i bicipiti forzati degli schiavi.
Per questo alcuni vorrebbero chiamare la via il Cammino degli Indios.

È nota la miscela del grupo: ragazxi dell’ Organizzazione Bolivariana Studentesca, del movimento Chamba Juvenil, universitari, volontari della protezione civile, dottori e professori d’educazione fisica, funzionari diplomatici cubani e questa giornalista. Tutti fratelli nella salita, forse senza conoscere in profondità quello che disse: «Salire colline …».

Giungendo a Caracas, un monolito unisce in rilievo le figure dei due Eroi e ricrea in una frase il passaggio del figlio cubano per questa patria del suo cuore.

Gli bastarono sei mesi per moltiplicarsi nel sapere e nelle bontà: insegnò letteratura, grammatica francese, oratoria e scrisse molto, anche se chiese ai figli di Bolivar solamente «un posto nella milizia della pace».

In una lettera a un amico di Caracas prima di lasciare il paese lasciò a tutti una frase esemplare.
«Dell’America sono figlio e a lei mi devo e dell’America, alla cui rivelazione, scuotimento e fondazione urgente mi dedico, questa è la culla».

Domenica 28 gennaio quando i camminanti di Cuba e del Venezuela hanno superato la rotta agreste, si palpava un ricerca molteplice: Martí di Bolívar, i giovani di Martí, e Bolívar – che morì povero e lasciò una famiglia di popoli, di tutti.

Nel pomeriggio in una piazza di Caracas che porta il nome di El Libertador, gli artisti hanno ripetuto quello che avevano ricreato Martí e le due bandiere e con loro c’era anche Bolívar: tutti abbiamo ascoltato gli inni e vari discorsi e abbiamo anche visto al lato del Maestro cubano la presenza di un Bolivar di carne e ossa.

Insieme è facile immaginare di cosa hanno conversato loro due. ( Traduzione GM – Granma Int.)

Da: http://it.granma.cu/mundo/2018-02-05/una-visita-a-bolivar-insieme-a-marti

 
Copyright © 2018 Comitato Bolivariano - INFO VENEZUELA BOLIVARIANO. All Rights Reserved.
Joomla! is Free Software released under the GNU/GPL License.