Al via il progetto per l’educazione degli "under 18"
Per la musica una lezione dal Venezuela
Abbado porta "el Sistema" in Italia. Operatori a raccolta il 19 a Fiesole
Alberto Mattioli – Torino, 12/02/2010
Si parte. Che l’utopia diventi realtà capita raramente, ma se c’è di mezzo Claudio Abbado meno raramente che con altri. Sta di fatto che è fissato per venerdì 19, a Fiesole, un gran raduno di soprintendenti, direttori artistici e musicisti per discutere su come importare in Italia «el Sistema» venezuelano di José Antonio Abreu, il più completo, innovativo e soprattutto riuscito meccanismo di educazione musicale di massa del mondo.
L’idea di Abbado è quella di applicare all’Italia la lezione venezuelana. L’aveva già annunciato in tivù, nell’ormai celebre Che tempo che fa con Barenboim & Pollini. Fra il dire e il fare ci sono di mezzo infiniti problemi ma, insomma, si parte. E si parte da Fiesole, sede della più antica e radicata Scuola di musica italiana. «Hanno aderito molte istituzioni, come il Massimo di Palermo, l’Accademia di Santa Cecilia, la Società del Quartetto di Milano - spiega il pianista Andrea Lucchesini, direttore artistico a Fiesole -. A maggio faremo un convegno con Abbado e lo stesso Abreu. Qualche politico è avvisato e ci assicura il suo sostegno». In effetti, alla Camera giace un disegno di legge a firma Buttiglione. Oggetto: «Istituzione della Fondazione nazionale per il sistema delle orchestre giovanili e infantili in Italia».
Il punto è qui: adattare il Sistema a un Paese, il nostro, che sarà anche disastrato come educazione musicale ma dove, almeno, i ragazzini a scuola ci vanno. «Appunto. È chiaro che il Sistema non dovrà essere copiato, ma adattato. E magari applicato in primo luogo alle realtà più disagiate che anche in Italia non mancano. Qualche esperimento già c’è, come l’orchestra Sanità del rione di Napoli», dice Cesare Mazzonis, direttore artistico dell’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, amico e collaboratore di lungo corso del divino Claudio: «Non mi faccio illusioni, sarà dura. Temo soprattutto le chiacchiere, che tutto si risolva in un convegno. Ed è chiaro che senza la politica non si potrà far nulla. Però le idee di Claudio sono talvolta utopistiche, ma quasi sempre buone». Quindi? «Quindi, ci proviamo».
Da: http://www.lastampa.it/redazione/default.asp
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/201002articoli/52157girata.asp




