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Prima Pagina - Info Venezuela Bolivariana

Musica: Mayneth Espina, un altro virtuoso venezuelano

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Mayneth Espina è un maestro delle corde. Le sue dita si muovono avanti e indietro sulle corde del cuatro, del mandolino, dell’arpa e della chitarra, senza riposo o esitazione, per interpretare la musica più tradizionale del suo paese dal joropo al "secondo Inno Nazionale del Venezuela", il famoso "Alma Llanera" di Pedro Elías Gutiérrez. Mayneth Espina ha appena 24 anni ed è già considerato un “maestro".

Fa parte di una grande scuola di musica che in Venezuela è ampiamente diffusa, anche nei quartieri più poveri, dove si sono formate centinaia di orchestre giovanili e alcuni grandi musicisti e direttori di orchestra, come Gustavo Dudamel, 28 anni, ora direttore dell'Orchestra Filarmonica di Los Angeles, negli Stati Uniti.

Nato a Maracaibo, Espina ha portato la sua musica in molti paesi come Germania, Austria, Colombia, Cuba, Spagna, Francia e Olanda. Ha inciso diversi CD, tra cui "Guitarra y..." e "Eclipse llanero”.

 

Venezuela: Rendiconto annuale del Presidente della repubblica

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Economia in crescita: +4% - Paese meno diseguale dell'America latina (indice Gini 0,39) - Aumentano investimenti sociali e welfare- Esporta 3 milioni di barili al giorno

Attilio Folliero

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez, ha presentato l’annuale resoconto. Parlando dai banchi del Parlamento, attraverso un lungo, ininterrotto ed appassionato discorso durato praticamente 10 ore. Dalle 13.45 alle 23.45 ed interamente trasmesso a reti unificate da tutte le televisioni venezuelane (pubbliche e private), Hugo Chávez, partendo dai dati del 2011 ha fornito un quadro dettagliato della situazione economica, politica e sociale del paese. Ovviamente, non sono mancati i riferimenti alle precedenti gestioni governative. Il discorso di Chávez, come ogni anno, ha letteralmente paralizzato il paese, immobilizzando davanti alle TV milioni di venezuelani.

Essendo umanamente impossibile riassumere in poche righe quanto illustrato in dieci ore, ci limitiamo a mettere in evidenza i principali aspetti che possono interessare un pubblico internazionale.

 

Venezuela: la minaccia di un buon esempio?

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di Eva Golinger - 13 gennaio 2012

[NOTA: Ho accompagnato il presidente Chavez nel suo ultimo viaggio in Iran nell’ottobre 2010 e posso attestare la legittimità delle relazioni tra le due nazioni. Non abbiamo visitato impianti nucleari. Abbiamo visitato, invece, cantieri di costruzione di abitazioni che sono stati successivamente utilizzati come modelli per un programma di edilizia pubblica attualmente in corso in Venezuela in un’iniziativa congiunta [joint-venture] con l’Iran. Ho anche visitato personalmente la fabbrica di trattori Iraniano-Venezuelana nel sud-est dello stato di Bolivar in Venezuela molti anni fa e ho guidato uno dei trattori. Posso dire al cento per cento che non era radioattivo né una bomba atomica mascherata.]

 

DOPO L’IRAN, IL VENEZUELA?

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di MIKE WHITNEY

Counterpunch - 10 gennaio 2012

"Il caso contro il Venezuela iniziato durante l’amministrazione George W. Bush è accelerato rapidamente sotto Obama."

Avvocato ed attivista, Eva Golinger ha scritto un pezzo eccellente sulle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela che ha postato sul suo sito web Postcards from the Revolution. Golinger dettaglia la trasformazione stupefacente che Chavez ha effettuato da quando è salito al potere dodici anni fa.

Non solo Chavez si è liberato degli oligarchi predatori che una volta dominavano la politica venezuelana, ma i suoi programmi sociali e rivoluzionari hanno elevato anche il tenore di vita per i poveri e la classe media, dando forza alle istituzioni che hanno trasformato il Venezuela in una delle democrazie più vibranti dell’emisfero. Il Venezuela ha visto una riduzione del 50% del tasso di povertà da quando Chavez è stato nominato nel febbraio 1999. I venezuelani hanno garantite cure sanitarie gratuite, un'istruzione pubblica dall’asilo fino alle scuole superiori e le libertà civili che sono protette sotto la costituzione. I cittadini degli Stati Uniti hanno tutte le ragioni per essere invidiosi della rete di sicurezza sociale che Chavez ha creato per la sua gente con la sua Rivoluzione Bolivariana. Naturalmente, le politiche progressiste di Chavez hanno sbigottito molti a Washington, dove i suoi successi sono considerati una minaccia all'ordine prestabilito. I mandarini delle grandi aziende considerano Chavez un piantagrane e stanno facendo di tutto per liberarsi di lui il prima possibile. Questo è il motivo per cui non si legge niente di positivo su Chavez o le sue realizzazioni nei media statunitensi, perché i boss corporativi lo odiano, come fanno per chiunque riesca a deviare soldi dall’1% della cima della catena alimentare economica al 99% che sta in fondo.

 

Perché il socialismo latino-americano può costituire un faro per il mondo intero. Appunti a margine di un viaggio in Venezuela.

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di Giuseppe Angiuli, 14 gennaio 2012

Caracas: centro propulsore continentale dell’integrazione latino-americana e capitale mondiale del cosiddetto “Socialismo del XXI° secolo”.

Comunque la si pensi, un viaggio in Venezuela di questi tempi è un’esperienza che lascia impressioni indelebili giacchè, fin dallo sbarco all’aeroporto internazionale “Simon Bolìvar” e percorrendo le affollatissime strade che conducono al centro cittadino, si ha la netta impressione di trovarsi in un posto alquanto speciale.

Sulle ripide colline che costellano la vasta area urbana di Caracas si abbarbicano i barrios, popolatissimi quartieri che raccolgono il sottoproletariato rimasto ai margini della società per decenni ed a cui il governo chavista ha per la prima volta riconosciuto un bagaglio di diritti minimi: espulsi dalle campagne, dove la manodopera disponibile è storicamente in eccedenza rispetto alla domanda di lavoro, milioni di persone indigenti hanno costruito case di fortuna che sfidano la legge di gravità e creano dei cumuli che somigliano, visti a distanza, ai nostri presepi natalizi.

 

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