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“Imperialismo e rivoluzione chavista: sul dualismo di potere in Venezuela”, resoconto del dibattito di Perugia

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Relazioni A.L. e mondo -

Solidarietà alla Rivoluzione

Da Ufficio Stampa 2 ottobre 2017

a cura del PCI di Perugia

Il dibattito, che ha visto una folta e qualificata partecipazione di compagne e compagni attenti alle problematiche internazionali, si è svolto presso la sede regionale del PCI e si è articolato sostanzialmente in quattro parti:

 

Cosa aspetta l'Unione Europea a riconoscere le elezioni regionali in Venezuela?

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Relazioni A.L. e mondo -

Ingerenze Straniere

L’eurodeputato Javier Couso Permuy, che fa parte della Delegazione Ue all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana, ha denunciato nei giorni scorsi l’esistenza di un documento preventivo dell’Unione europea per non riconoscere a priori il risultato delle elezioni venezuelane

da ilsimplicissimus

La notizia come avviene sempre più spesso è che manca la notizia: tutti i buoni giornaloni e le ottime televisioni democratiche che sbattevano il dittatore Maduro (con più di una tornata elettorale all’anno) in prima pagina, ora che ha stravinto le elezioni regionali, dopo aver vinto quelle per la costituente, hanno fatto sparire il Venezuela dall’orbe terraqueo o quanto meno dal piccolo e ingobile mondo della comunicazione occiendentale. Come conciliare una campagna quotidiana, ossessiva, pretestuosa e spesso clamorosamente bugiarda contro il chavismo che impedirebbe manu militari la libertà con  la dimostrazione palese che la maggioranza del popolo sta con Maduro e con il chiavismo?

 

Marco Teruggi - Perché il chavismo è tornato a vincere in Venezuela?

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Politica -

Politica

di Marco Teruggi - Telesur 

(traduzione di Francesco Monterisi)

Alcune analisi di destra e di sinistra concordano su un punto: il chavismo non avrebbe più la forza di combattere. Il movimento storico sarebbe un'immagine sbiadita di ciò che fu, con capacità per alcuni ultimi sganassoni a vuoto in una lotta già persa, o al punto di cadere per un furioso KO o sovraccumulazione di colpi. Così lo ripetono, da diversi anni, sempre più sicuri, e da questa certezza derivano conclusioni che scrivono in articoli o proiettano in piani per il definitivo ritorno al potere politico.

La realtà, invece, nelle elezioni elettorali, gli toglie ragione e capacità politica: il chavismo non solo ha forza, ma ottiene anche immense vittorie elettorali. Questa domenica è stata una nuova prova di ciò,  al rimanere nelle sue mani 18 dei 23 governatori in gioco. Un risultato contrario alle previsioni ripetute da un'opposizione trionfalista, dai mezzi di comunicazione dominanti che avevano fatto il vuoto intorno alla gara elettorale, e ora non sanno come spiegare quanto successo, se non con -la prevedibile ed insostenibile- denuncia di frode o il non riconoscimento dei voti fino al riconteggio. Diranno che ci sono state frodi lì dove hanno perso e riconosceranno i risultati dove hanno vinto?

 

CHI HA LA CHIAVE delle RETI SOCIALI in VENEZUELA?

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Cultura - Comunicazione -

Media

19 ottobre 2017 - Nel corso della campagna elettorale culminata con il successo delle forze bolivariane (18 regioni su 23), le reti sociali sono state il terreno privilegiato, direi esclusivo, riservato al container dei variegati segmenti oppositori. Per essere più esatti, sia Facebook che Instagram erano proibiti ai video o agli spot pubblicitari del Polo Patriottico e del Partito Socialista unito del Venezuela (PSUV). Accettavano e trasmettevano soltanto materiali dei leaders ed organizzazioni anti-governative, sino al punto che hanno negato la possibilità di replicare ai contenuti diffamatori o non corrispondenti alla verità. La faziosità è arrivata a negare al Presidente Maduro sotto attacco, o alle istituzioni legali d'un Paese sovrano, il diritto di espressione per difendere la propria onorabilità.

I proprietari delle "reti sociali" hanno preferenze di classe, agiscono come "attore politico" e si ergono al di sopra e al riparo di ogni legge.

 

Possono la Colombia di Santos e l'Argentina di Macri dare lezioni di democrazia?

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Relazioni A.L. e mondo -

Ingerenze Straniere

GERALDINA COLOTTI – 19.10.17

Qual è il livello di credibilità di Manuel Santos, presidente di una Colombia in cui puoi essere ammazzato impunemente per aver difeso la terra, il posto di lavoro o il diritto a informare? La polizia ha appena compiuto una strage di contadini a Tumaco. I paramilitari hanno ucciso un testimone e poi falciato un gruppo di ex guerriglieri delle Farc: impegnati in un processo di pace che Santos – ex ministro della Difesa di Uribe – vorrebbe fosse la pace del sepolcro. E infatti, il giorno dopo aver ricevuto il Nobel per la pace, ha chiesto l'iscrizione alla Nato.

Eppure dà lezioni al Venezuela, non riconosce le elezioni regionali di domenica 15, pretende di cambiare tutte le regole del gioco fino a far sedere sulle poltrone governative – portandoceli per mano perché non son capaci di governare neanche la sedia su cui sono seduti – i suoi protetti dell'opposizione venezuelana. La “democrazia” che dà lezioni al socialismo bolivariano, laureato da 22 processi elettorali, due dei quali vinti dall'opposizione, è quella di Santos, del cosiddetto Gruppo di Lima (impresentabili paesi neoliberisti come Messico e Perù), quella di Trump e del Segretario generale dell'Osa, Luis Almagro, del repressore spagnolo Rajoy.

 


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